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28 MARZO: GIORNATA MONDIALE DELL’ENDOMETRIOSI

COME UN APPROCCIO SISTEMICO AIUTI A MIGLIORARE LA QUALITA’ DI VITA


L'endometriosi è una malattia complessa cronica, di esclusivo interesse femminile. Una malattia ormono-dipendente determinata dall’accumulo anomalo di cellule endometriali fuori dall’utero stesso, o nelle ovaie, tube, peritoneo, vagina, talvolta anche intestino e vescica. Riguarda l’infiammazione cronica dell’endometrio, tessuto che riveste la parete interna dell’utero, che si manifesta tramite forti dolori e/o sofferenze intestinali e si acuisce mensilmente tramite l’influsso del ciclo mestruale.

È una patologia estrogeno-dipendente e, pertanto, proprio i danni causati sia dall’infiammazione che dallo stress ossidativo hanno un ruolo determinante nell’insorgenza e nella progressione della patologia.

Esistono differenti forme di endometriosi, che passano da situazioni di dolore lieve a situazioni di dolore intenso o cronico da causare disabilità, influenzando, a suo modo, il benessere e la qualità di vita di chi ne è affetta. È una malattia eterogenea e può essere di tre tipi che consistono: endometriosi peritoneale superficiale (SUP), ovarica (OMA) e profonda (DIE).

La sintomatologia è complessa in cui le pazienti possono avere una fertilità normale o soffrire di una grave infertilità che necessita il ricorso ad una riproduzione medicalmente assistita.



Nonostante i sintomi importanti ad oggi è difficile per le donne che ne soffrono ricevere una diagnosi tempestiva, e questa condizione non fa che prolungare la loro sofferenza non solo fisica, ma anche psicologica relativa al non essere credute, collegando la gravità di ciò che sentono con i rimandi loro dati. Inoltre, spesso si riscontra un rinvio ad un’altra professione che possa occuparsi del caso, lasciando così il soggetto a girare per diversi specialisti e professionisti senza trovare pace, in balia di una sofferenza senza via d’uscita.

I diversi rinvii ad oggi vanno a sottolineare l’importanza di una collaborazione che prenda in cura il caso nelle sue differenti sfaccettature. La gestione dell’endometriosi, infatti, è da includere in un approccio sistemico, ovvero un approccio multidisciplinare che includa differenti professionisti che collaborino tra loro per migliorare la qualità di vita della paziente.

La presa in carico riguarda un piano terapeutico che parta da una educazione psico-medica che accompagni con chiarezza la persona a comprendere la sua situazione, ciò che vive e il percorso che le si prospetta dinanzi. È importante a ciò associare poi un percorso ostetrico-ginecologico, educazione al dolore e fisioterapia del pavimento pelvico, una dieta mirata e un percorso psico-sessuologico.



Nell’ambito alimentare si parla di dieta mirata in quanto, nei nostri percorsi, la terapia chetogenica, anche in soggetti affetti da sovrappeso e obesità, ha mostrato ottimi risultati nella riduzione del tessuto adiposo viscerale e sottocutaneo con diminuzione dell’attività dell’aromatasi, una minore conversione degli androgeni in estrogeni a livello dei tessuti periferici, nonché, una riduzione generale dei livelli di infiammazione.

La dieta chetogenica, utilizzata come terapia, grazie all’utilizzo di alimenti ricchi in grassi insaturi e polinsaturi favorirà la produzione di prostaglandine ad azione antinfiammatoria. Ottime le evidenze scientifiche a supporto che hanno mostrato riduzione significative del dolore pelvico.

L’alimentazione e uno stile di vita sano per ridurre l’infiammazione, si rivelano, dunque, alleati al processo terapeutico per la riduzione della malattia.


Dal punto di vista psicologico è una malattia non facile da affrontare. La terapia accompagna la paziente sia nel suo percorso personale che relazionale. Il primo punto importante è comprendere quando viene fatta la prognosi. La tempestività della diagnosi aiuta la donna sia a livello medico che a livello di benessere e accettazione psicologica della malattia. In effetti, come su scritto, prolungare l’iter non fa che gettare la donna nella sofferenza, oltre che nel dolore, e in uno stato di incomprensione in cui si potrebbe sentire sola, chiudendosi in se stessa, e influenzando la fiducia e la stima di sé. Una diagnosi tempestiva l’aiuterebbe a dare chiarezza e a vedere l’excursus in maniera differente, oltre che a trovare la tenacia e la determinazione per affrontarla in maniera differente, attraverso il giusto supporto.

L’endometriosi ha poi un impatto importante sulla qualità della vita a livello lavorativo, sessuale, relazionale e di vita quotidiana, anche a seconda della gravità del dolore della persona.

La vita sociale si modifica, in quanto il dolore viene a interferire sulla piacevolezza e il divertimento di un momento conviviale, andando ad incidere su abitudini, comportamenti, obbligando a seguire nuove regole, facendo i conti con un vissuto emotivo impetuoso, costellato dalla sopportazione, ansia, senso di abbattimento, impotenza.

Il ciclo mestruale stesso è accompagnato da dolore intenso che spesso anticipa la comparsa delle mestruazioni. Questa condizione ha un grande impatto sulla vita della donna, che deve anche solo pianificare un’uscita o una vacanza stando attenta che non coincida col momento doloroso, andando a creare ripercussioni anche sulla percezione del controllo della propria vita.

Un alto livello di dolore, come si può immaginare, inficia anche solo nell’uscire a fare la spesa o nella altre piccole cose quotidiane, anche solo svegliarsi la mattina potrebbe diventare difficile, perché è l’esatto momento in cui la giornata dolorosamente inizia, determinando un vissuto di impotenza nel fronteggiare il proprio dolore.

La vita lavorativa potrebbe diventare complessa nel momento stesso in cui il dolore diventa una interferenza a ciò che si dovrebbe fare come anche solo il pensiero del proprio stato fisico potrebbe irrompere sulla proprio lavoro.

Il pensiero del dolore e il dolore stesso diventano protagonisti della vita della persona che ne soffre, andandole ad offuscare altre parti della propria vita.

La sintomatologia dell’endometriosi mina in modo considerevole la percezione della propria femminilità e la propria identità sessuale, ancor di più se associata all’infertilità. La condizione algica comporta una resistenza al proprio essere donna creando ritardi nelle varie tappe del ciclo di vita sessuale. La penetrazione stessa è dolorosa, e per tali motivi può essere rinviata e/o evitata. Con la preventiva consapevolezza del dolore, la donna svilupperà timori nei confronti dell’attività sessuale, associandolo a qualcosa di spiacevole o di doloroso. La donna, così, non sarebbe in grado di rilassarsi completamente, vivendo la sessualità come una prova da superare e innescando così sentimenti negativi che compromettono il desiderio, la sua disponibilità erotica e il rapporto stesso. Il piano emotivo potrebbe dipingersi di sentimenti quali la colpa, ansia, tristezza, vergogna verso il partner tanto quanto se stesse.

Anche l’infertilità ha un impatto importante sulla coppia, causa di un grande stress emotivo. Lo stato stressogeno può influenzare negativamente sulla coppia, incrementando i conflitti, riducendo l’autostima, la soddisfazione per la relazione sessuale, nel senso ampio del termine.

In ambito psicologico, il dolore va discriminato nel suo livello affettivo-emozionale, sensitivo-discriminativo e cognitivo-valutativo, ricostruendolo attraverso gli eventi e il vissuto stesso della persona, a livello personale e relazionale.



Il dolore cronico è insidioso nella vita della persona. Si insidia nei diversi ambiti di vita, nel suo fisico, nella sua salute psicologica. Invade la vita della persona non lasciandola libera delle sue scelte, delle sue sensazioni e delle sue emozioni. Come si può immaginare il dolore e un invasore silenzioso che crea sofferenza andando ad eliminare ogni confine alle sensazioni, alle emozioni e al vissuti stessi della persona, come per esempio l’interferenza della paura del dolore col dolore stesso, creando dei veri e propri circoli viziosi in cui comportamenti di evitamento contribuiscono al mantenimento della problematica.


Una prima linea terapeutica è una bio-psico-educazione sui sintomi associati all’endometriosi, in modo che la persona non sia in balia della sua malattia ma possa riprendere le redini del suo vissuto con consapevolezza. Associare, poi, una alimentazione inerente allo stato fisico e affiancarlo ad uno stile di vita sano. Un altro importante passo sono le tecniche di gestione del dolore a livello medico e a livello cognitivo-comportamentali, andando a pulire la propria vita da pensieri disfunzionali che possono distorcere il momento che si vive e l'associarlo all'accrescimento delle proprie risorse personali e abilità di coping. Aggiungere ad esse le differenti tecniche di rilassamento ed esercizi medici o fisioterapici. Importante, in linea alla gestione del dolore, saper distinguere il dolore fisico dalla sofferenza psicologica, prendersi cura dei propri vissuti emotivi.

Una buona terapia psicologica nell’ambito relazionale e sessuale permette alla persona di vedere il suo vissuto in una nuova prospettiva, lasciandosi così libera di vivere una sana e felice relazione.


Concludiamo specificando che ogni donna ha la sua storia, il suo modo di reagire e ogni donna ha il suo percorso, così come ogni donna ha il suo dolore. Il giusto trattamento prevede una presa in carico multidisciplinare che si focalizzi sulla cura concentrata sul paziente, riferendosi empaticamente ai suoi bisogni e al supporto del suo vissuto, con la consapevolezza che la malattia non è nel corpo, non è nella mente ma è nella sua vita, nei luoghi che vive, nelle sue aspettative, nella storia che lo ha portato dal professionista.




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Ogni protocollo è personalizzato in base alle esigenze del paziente.

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